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La Sezione Preromana

In età preromana il territorio di Cantiano, per la sua posizione interna a ridosso della dorsale appenninica, rientra tra quelle aree di confine tra la cultura umbra e picena. Allo stato attuale delle ricerche risultano estremamente limitati i dati sul popolamento umano, rappresentati da sporadici ritrovamenti di materiali attribuibili sia alla prima età del Ferro (900 – 580 a.C.) che alla fase arcaica del VI sec. I reperti da Piana di S. Rocco e da Col d’Agello costituivano probabilmente elementi di corredo di due sepolture sconvolte. Tutto ciò sembra far ritenere che il territorio di Cantiano venisse utilizzato più come un luogo di transito che di stanziamento lungo il percorso viario che, superando agevolmente il vicino passo della Scheggia, metteva in comunicazione Piceni, Umbri ed Etruschi.

Le fibule

Da Piana di S. Rocco provengono 4 fibule di bronzo:Fibula con arco a tre castoni, due laterali ed uno superiore
  1. Fibula con arco a tutto sesto decorato da gruppi di linee parallele incise perpendicolarmente attribuibile al Bronzo finale (XI – IX sec. a.C.) o alla prima età del Ferro (fase Piceno I – IX sec.).
  2. Fibula con arco a due bottoni laterali e castone superiore centrale.
  3. Fibula con arco a tre castoni, due laterali ed uno superiore.
  4. Fibula con arco a navicella decoratao da linee parallele incise longitudonalmente e staffa lunga con terminazione a bottone profilato.
Le fibule 2,3,4 sono attribuibili alla fase Piceno IVA (VI sec.a.C.).

Da Col d’Agello proviene un frammento di poculum di impasto lavorato a mano, del quale si conserva una porzione dell’orlo e della parete, con una presa semicircolare.

I bronzetti
  1. Guerriero con elmo di tipo NegauNel 2001, nel corso di lavori per la posa in opera di servizi interrati ai piedi della Torre di Colmatrano, il Sig. Mauro Radicchi ha rinvenuto il bronzetto di guerriero con elmo tipo Negau databile intorno al 480 a.C. Si tratta della parte superiore di una figura maschile nuda (h 17 cm) che aveva certamente una destinazione votiva. Il luogo di rinvenimento è comunque probabilmente di giacitura secondaria, in quanto il manufatto fu intenzionalmente tagliato già in antico con uno scalpello o una piccola scure. Pur in mancanza di un contesto archeologico, la scultura presenta caratteristiche che la rendono di notevolissimo interesse. Essa costituisce infatti uno dei manufatti di questo tipo di maggiori dimensioni, tra quelli realizzati a fusione piena, noti in territorio marchigiano. Abbastanza insoliti appaiono alcuni aspetti formali, come l’elmo, assente nelle raffigurazioni di Etruria e Marche, frequente invece nella pianura padana ed in ambito venetico. Contrastano inoltre lo ionismo raffinato ma ormai di maniera del volto e la resa veristica e calligrafica dell’elmo con le masse muscolari schematiche e grevi del corpo e delle braccia. La scultura è probabilmente da attribuire ad artigianato locale, evidentemente legato ai numerosi santuari pedemontani e d’altura dell’area appenninica, padrone comunque di un linguaggio eclettico e “colto”, aperto ad esperienze umbre, etrusche e padano – venete.
  2. Ercole con la clava impugnataBronzetto raffigurante Ercole con la clava impugnata nella mano destra alzata proveniente dal Monte Catria (seconda metà del II – inizi del I secolo a. C.)
  3. Bronzetto raffigurante Ercole con la clava impugnata nella mano destra alzata proveniente dalla Rocca di S. Ubaldo (seconda metà del II – inizi del I secolo a. C.).
I bronzetti 2 e 3 rientrano nella produzione popolare diffusa già in epoca di romanizzazione del territorio, di qualità scadente, in quanto ignora i modelli classici che avevano ispirato la produzione precedente. Tale impoverimento sembra legato alle travagliate vicende della guerra annibalica (219 – 202 a.C.)